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Aggiornato il 21 Gennaio 2026

Contratto Preliminare per Cessione d’Azienda – Come si Stipula

Quando si parla di cessione d’azienda, il primo errore è pensare che tutto si risolva “con un rogito e una stretta di mano”. Nella pratica, quasi mai funziona così. Tra accordo sul prezzo, verifiche contabili, trasferimento dei contratti, gestione dei dipendenti e adempimenti fiscali, il passaggio di proprietà richiede tempo e soprattutto richiede certezze. È qui che entra in scena il contratto preliminare per cessione d’azienda: un patto vincolante con cui le parti si impegnano a concludere il contratto definitivo, fissando regole, condizioni e responsabilità lungo il tragitto.

Se stai comprando, il preliminare ti serve per bloccare l’operazione mentre fai le verifiche e strutturi il pagamento. Se stai vendendo, ti serve per consolidare l’impegno dell’acquirente, evitare ripensamenti “a costo zero” e governare la fase tra firma e closing. La parola chiave è una: controllare il rischio, prima che il rischio controlli te.

Indice

  • Che cos’è un contratto preliminare di cessione d’azienda e a cosa serve davvero
  • La forma: perché nella cessione d’azienda la carta non è un optional
  • Come si definisce l’oggetto: azienda, ramo d’azienda e confini da fissare senza ambiguità
  • Due diligence e condizioni sospensive: il cuore “operativo” del preliminare
  • Prezzo, caparra e pagamenti: come evitare che il denaro diventi la miccia
  • Garanzie, dichiarazioni e manleve: la parte che sembra noiosa ma salva l’operazione
  • Contratti, crediti e debiti: cosa passa automaticamente e cosa va governato
  • Dipendenti e trasferimento d’azienda: non è un dettaglio, è struttura
  • Non concorrenza e avviamento: proteggere la clientela senza esagerare
  • Registro delle Imprese e ruolo del notaio: la parte formale che rende tutto opponibile
  • Fiscalità di base: perché il prezzo “unico” può costare caro
  • Cosa succede se una parte non firma il definitivo: rimedi e forza del preliminare
  • Come si stipula, in concreto: una sequenza realistica che riduce sorprese
  • Conclusioni

Che cos’è un contratto preliminare di cessione d’azienda e a cosa serve davvero

Il contratto preliminare è l’accordo con cui promittente cedente e promissario cessionario si obbligano a stipulare, in futuro, il contratto definitivo di cessione d’azienda. Non trasferisce ancora l’azienda, ma crea un obbligo giuridico di trasferirla alle condizioni pattuite. È utile quando tra oggi e il closing ci sono attività necessarie, come una due diligence, il rilascio di autorizzazioni, la sistemazione di pendenze, il reperimento di finanza o anche solo il tempo tecnico per preparare l’atto con il notaio e l’iscrizione al Registro delle Imprese.

La differenza con una lettera di intenti è sostanziale. La lettera di intenti può essere più “morbida” e talvolta non vincolante, mentre il preliminare nasce per essere vincolante. E infatti, se una parte si tira indietro senza motivo, l’altra può attivare rimedi seri.

La forma: perché nella cessione d’azienda la carta non è un optional

Per le imprese soggette a registrazione, i contratti che hanno per oggetto il trasferimento della proprietà o il godimento dell’azienda devono essere provati per iscritto. Inoltre, quando il contratto viene stipulato in forma pubblica o come scrittura privata autenticata, è previsto il deposito per l’iscrizione nel Registro delle Imprese entro un termine specifico, a cura del notaio rogante o autenticante.

Questo dato produce due conseguenze pratiche. La prima è che, anche se nella vita reale qualcuno firma “due fogli” tra privati, la strada corretta e stabile passa da un atto che regge la pubblicità nel Registro delle Imprese, quindi da un notaio. La seconda è che, se vuoi un preliminare che funzioni davvero, devi ragionare come se stessi già preparando il definitivo: perimetro aziendale chiaro, prezzo definito (o determinabile), condizioni scritte bene, allegati coerenti.

C’è poi un aspetto spesso sottovalutato: il preliminare, se redatto male, non è “solo un preliminare”. È un problema che si trascina fino al closing.

Come si definisce l’oggetto: azienda, ramo d’azienda e confini da fissare senza ambiguità

La cessione può riguardare l’intera azienda o un ramo d’azienda, cioè un complesso organizzato idoneo a svolgere un’attività autonoma. Nel preliminare devi descrivere con precisione che cosa entra e che cosa resta fuori. Non basta scrivere “si cede l’azienda”: devi rendere l’oggetto riconoscibile e verificabile.

In concreto, il perimetro include di solito beni materiali, beni immateriali, contratti, rapporti di lavoro, crediti e debiti, autorizzazioni, licenze e ogni elemento organizzativo che consente la continuità dell’attività. Il punto non è fare un elenco infinito, ma evitare i “buchi” che poi diventano contenzioso. Un esempio classico? Il dominio web, il gestionale, un contratto chiave con un fornitore strategico o il diritto d’uso di un marchio: sono cose che, se non le agganci bene al perimetro, rischiano di restare sospese.

Una domanda retorica che aiuta a non sbagliare: se domani qualcuno estraneo leggesse il preliminare, capirebbe esattamente cosa passa di mano? Se la risposta è “più o meno”, devi stringere.

Due diligence e condizioni sospensive: il cuore “operativo” del preliminare

Il preliminare serve anche a dare tempo alle verifiche. La due diligence, in un’operazione aziendale, non è un vezzo da grandi società: è il modo con cui l’acquirente controlla contabilità, posizione fiscale, contenziosi, contratti, proprietà intellettuale, situazione dei dipendenti e conformità normativa. È una fotografia che evita sorprese.

Il modo più sano per integrare la due diligence nel preliminare è collegarla a condizioni sospensive o risolutive, oppure a meccanismi di aggiustamento del prezzo. La condizione sospensiva dice, in sostanza: “si chiude solo se accade X”, dove X può essere un’autorizzazione, una liberatoria bancaria, un consenso del locatore, o la conferma che un dato rischio non esiste. La condizione risolutiva invece può sciogliere l’accordo se emerge un fatto grave entro un termine.

Attenzione, però: le condizioni vanno scritte in modo misurabile. “Se la due diligence è soddisfacente” è una frase che sembra comoda, ma spesso è litigiosa. Meglio ancorare a parametri, documenti o soglie.

Prezzo, caparra e pagamenti: come evitare che il denaro diventi la miccia

Nel preliminare devi decidere come “bloccare” l’impegno economico. Qui si usano spesso caparra confirmatoria, acconti e talvolta depositi in escrow. La caparra confirmatoria ha una funzione precisa: se chi ha dato la caparra è inadempiente, l’altra parte può recedere trattenendola; se è inadempiente chi l’ha ricevuta, l’altra parte può recedere ed esigere il doppio. È una leva immediata e comprensibile, soprattutto quando il rischio è il ripensamento.

In alternativa o in aggiunta si inserisce una clausola penale, che prevede una prestazione predeterminata in caso di inadempimento o ritardo e, in linea generale, limita il risarcimento a quanto promesso se non è stata prevista la risarcibilità del danno ulteriore. La penale è utile quando vuoi quantificare il “costo del disordine” e ridurre la litigiosità sulla prova del danno.

Quanto al prezzo, molte cessioni usano un modello con prezzo fissato su una fotografia contabile a una certa data oppure un modello con aggiustamento al closing in base a cassa, debiti e capitale circolante. Non è tecnicismo fine a se stesso: serve per non litigare su fatture emesse il giorno prima o su un magazzino improvvisamente “scomparso”.

Come esempio è possibile vedere questo fac simile preliminare cessione azienda su Semplifichiamo.com.

Garanzie, dichiarazioni e manleve: la parte che sembra noiosa ma salva l’operazione

Una cessione d’azienda è piena di asimmetrie informative. Il venditore conosce la storia; l’acquirente la scopre. Per questo, nel preliminare e poi nel definitivo, entrano dichiarazioni e garanzie del cedente, insieme a manleve e limitazioni di responsabilità.

L’approccio corretto non è “metto tutte le garanzie possibili”. È “metto le garanzie che coprono i rischi reali”. Se l’azienda vive di un contratto chiave, la garanzia sulla sua validità e trasferibilità pesa. Se c’è un contenzioso, pesa la garanzia di completezza dell’informazione. Se il magazzino è essenziale, pesa la garanzia su consistenza e criteri di valorizzazione.

Le manleve servono a gestire il passato, con logiche del tipo: il venditore tiene indenne l’acquirente per fatti anteriori al closing che emergono dopo, nei limiti concordati. I limiti si costruiscono con franchigie, cap massimi, soglie di materialità e termini di decadenza. È la parte più “da avvocati”, ma anche la più concreta quando, mesi dopo, spunta un accertamento o un contenzioso.

Contratti, crediti e debiti: cosa passa automaticamente e cosa va governato

Uno degli effetti tipici della cessione d’azienda è la successione nei contratti stipulati per l’esercizio dell’azienda che non abbiano carattere personale, salvo patto contrario. Questo significa che, in assenza di esclusioni, il cessionario tende a subentrare nei contratti “aziendali” in essere. Ma attenzione: molti contratti moderni contengono clausole che vietano la cessione o richiedono consenso preventivo, e qui la regola generale si incrocia con la realtà contrattuale. Nel preliminare devi prevedere chi si occupa di ottenere consensi e cosa succede se non arrivano.

Sui crediti, la disciplina prevede che la cessione dei crediti relativi all’azienda ceduta diventa efficace verso i terzi dal momento dell’iscrizione del trasferimento nel Registro delle Imprese; il debitore ceduto, però, può liberarsi pagando in buona fede al venditore. Questo punto spinge a organizzare bene le comunicazioni ai clienti e la gestione degli incassi nel periodo di transizione.

Sui debiti, il tema è ancora più sensibile. Il venditore non è liberato dai debiti anteriori se non risulta che i creditori hanno consentito; inoltre, nel trasferimento di un’azienda commerciale risponde dei debiti anche l’acquirente se essi risultano dai libri contabili obbligatori. Qui il preliminare deve governare cosa succede ai debiti, come si gestiscono le passività non contabilizzate e quali garanzie offre il venditore. Perché è facile dirsi “i debiti restano al venditore”, ma i terzi creditori ragionano secondo la disciplina legale, non secondo le vostre intenzioni.

Dipendenti e trasferimento d’azienda: non è un dettaglio, è struttura

Se l’azienda ha dipendenti, la cessione coinvolge direttamente i rapporti di lavoro. In caso di trasferimento d’azienda, il rapporto continua con il cessionario e il lavoratore conserva i diritti che ne derivano. Questa continuità non è un optional negoziale: è una tutela forte. Nel preliminare devi quindi gestire aspetti come costo del lavoro, contenziosi pendenti, ferie maturate, premi, contratti collettivi applicati e comunicazioni e tempi.

Un aneddoto ricorrente nelle operazioni piccole e medie: le parti discutono per settimane di avviamento e magazzino, e poi scoprono all’ultimo che esiste un contenzioso di lavoro sottovalutato o una prassi retributiva non formalizzata. Il preliminare serve anche a evitare questo tipo di sorpresa.

Non concorrenza e avviamento: proteggere la clientela senza esagerare

Nel trasferimento d’azienda opera anche un divieto di concorrenza a carico del venditore, che deve astenersi per un periodo massimo previsto dalla legge dall’iniziare una nuova impresa idonea a sviare la clientela, con possibilità di patti entro certi limiti. Questo tema, per l’acquirente, è spesso centrale: stai pagando anche l’avviamento, quindi vuoi evitare che il venditore riapra “uguale” a cento metri di distanza.

Nel preliminare puoi già impostare il patto di non concorrenza, chiarendo ambito territoriale, oggetto, durata e conseguenze in caso di violazione. Qui il buon senso è un alleato: devi proteggere la clientela, non impedire al venditore qualsiasi attività professionale. Se esageri, aumenti il rischio di contestazioni.

Registro delle Imprese e ruolo del notaio: la parte formale che rende tutto opponibile

Quando la cessione d’azienda viene formalizzata con atto pubblico o scrittura privata autenticata, è previsto il deposito per l’iscrizione nel Registro delle Imprese entro un termine specifico a cura del notaio. Questo adempimento non è un semplice timbro: incide sull’opponibilità ai terzi e, per alcuni effetti come la gestione dei crediti, ha un ruolo diretto.

Quanto al preliminare, spesso conviene registrarlo fiscalmente e impostarlo in modo coerente con il definitivo. I contratti preliminari sono soggetti a registrazione in termine fisso e, in generale, il termine ordinario per la registrazione degli atti formati in Italia è di trenta giorni. In altre parole, se firmi un preliminare, trattalo come un atto “serio” anche sotto il profilo fiscale: tempi e adempimenti contano.

Fiscalità di base: perché il prezzo “unico” può costare caro

Sul piano delle imposte indirette, la cessione d’azienda si configura normalmente come operazione fuori campo IVA e sconta, in via generale, l’imposta di registro, con regole di determinazione della base imponibile e delle aliquote in funzione dei beni e diritti trasferiti.

Il punto operativo è questo: se nel compendio ci sono componenti diverse, come beni mobili, beni immateriali, avviamento, crediti e magari immobili, la tassazione può cambiare per “pezzi”. E se non separi i corrispettivi, potresti ritrovarti con l’applicazione dell’aliquota più elevata in modo unitario, secondo l’impostazione che spesso viene adottata nelle prassi applicative. Nel preliminare non devi fare il lavoro del commercialista, ma devi impostare una struttura che consenta di arrivare al definitivo senza caos fiscale.

Cosa succede se una parte non firma il definitivo: rimedi e forza del preliminare

Il preliminare non è una promessa morale. È un obbligo giuridico. Se chi è obbligato a concludere il contratto non adempie, l’altra parte può chiedere una tutela che, quando possibile, porta a una pronuncia capace di produrre gli effetti del contratto non concluso. È la ragione per cui un preliminare ben scritto ha una forza reale: può evitare che l’operazione salti per un ripensamento immotivato.

Nella pratica, oltre a questi rimedi, si usano caparra confirmatoria e clausole penali per creare un deterrente economico e per gestire l’urgenza. Se l’obiettivo è chiudere, non vuoi passare anni in giudizio. Ma vuoi anche evitare che l’altra parte giochi sul “tanto al massimo litighiamo”.

Come si stipula, in concreto: una sequenza realistica che riduce sorprese

Una stipula efficiente parte da un accordo sul perimetro e sul prezzo, passa da un preliminare che fissa tempi e condizioni, prosegue con due diligence e adempimenti preparatori, e arriva al closing con atto notarile, pagamenti e consegna della gestione. Nel mezzo, il preliminare deve disciplinare la gestione ordinaria dell’azienda, perché spesso il venditore continua a gestire fino al closing. Qui entrano regole su incassi, spese straordinarie, assunzioni, variazioni di magazzino, modifiche contrattuali. Non perché vuoi controllare la vita dell’altro, ma perché non vuoi comprare un’azienda “diversa” da quella che hai valutato.

Il passaggio più delicato è spesso psicologico: quando le parti sono d’accordo a voce, tendono a minimizzare i dettagli. Ma sono proprio i dettagli a decidere se l’operazione resta amichevole o diventa una battaglia. Il preliminare serve a restare amichevoli, paradossalmente, perché mette in chiaro le aspettative prima che esplodano.

Conclusioni

Il contratto preliminare per cessione d’azienda è la struttura che regge l’intera operazione tra accordo e trasferimento. Se lo imposti bene, ti dà tempo per verificare, ti consente di gestire condizioni e consensi, ti protegge su prezzo e passività, ti prepara al rogito con una traiettoria chiara e difendibile. Se lo imposti male, ti dà un’illusione di sicurezza e poi ti lascia scoperto proprio sulle cose che contano: contratti, debiti, dipendenti e responsabilità

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